
Nel maggio scorso, la messaggeria di Splinder mi annunciò il tuo nome per la prima volta come mittente:
Faccio mille cose sui blog, non volendone fare che una..
fermarmi ad ascoltare, leggere, sentire la voce degli altri..,
scrivesti in qualche riga confusa.
Alla fine hai trascinato affettuosamente me, a sentir quella voce degli altri. Sul Battello Ebbro, sul Parnaso Ambulante a me ancora più caro, grazie al quale ho ripescato i miei libri impolverati o chiusi nel cassetto per tornare a raccontarli a qualcuno. E poi ancora nei tanti inviti piovuti a catena per rendermi parte delle tue mille idee delicate e del tuo pensare sempre così entusiastico agli altri, alle cose semplici, alla solidarietà spontanea ed autentica, a come esserci sempre in tanti, ed insieme.
La fiducia è stata vicendevole e immediata, e così le cose da raccontarci, le immagini, le poesie, o il suono di qualche canzone inserita nei tuoi blog che ha molto sollevato entrambi in certi pomeriggi carichi di domande.
Di questo non potrò mai ringraziarti abbastanza, né potrò farlo per quella tua preziosa isola dell'utopia in regalo durante l’estate, attorno alla quale scrivesti proprio il primo giorno…
“..Per cercare un senso, smarrito col passare del tempo, un uomo vecchio sbrogliava le sue reti, fumando di tanto in tanto, osservando, silenzioso. …I suoi viaggi ormai si limitavano a un giro del porto. Aveva imparato che tutte le cose si muovono, e basta star fermi, per incontrarle.”
…Si, Lino: basta star fermi per incontrarle.
Un grande abbraccio pieno di affetto, vecchio marinaio. E non lasciare il porto.